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Ist. di Anatomia Umana Normale




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Ercole Lelli (Bologna 1702-1766)

E. Lelli Figlio di un archibugiere, dopo aver trascorso un periodo di apprendistato presso la bottega paterna, Ercole Lelli intraprese la carriera artistica studiando, inizialmente, con Gian Gioseffo Dal Sole. Frequentò l'Accademia Clementina vincendo, nel 1727, il Premio Marsili per la miglior opera della classe di figura, con il disegno Giuditta e Oloferne.
Esortato dagli insegnamenti di Gianpietro Zanotti, secondo i quali «la intelligenza della Notomia, nonché giovevole è necessaria ad un pittore», il Lelli si avvicinò agli studi anatomici appassionandosi sempre più a tale scienza. Arrivò ad eseguire personalmente delle vere e proprie dissezioni di cadaveri, di cui soleva riprodurre in creta o in cera alcune parti «sic espressa, ut veterum formam elegantiamque redoleant». È in questo periodo di ferventi studi e frequenti contatti con l'ambiente medico che il Lelli modellò in cera le tavole con il Rene a ferro di cavallo e con i Reni normali utilizzate dal dottor Lorenzo Bonazzoli per illustrare le sue dissertazioni all'Accademia delle Scienze dell'Istituto.
Nel 1732 plasmò in creta una statuetta di Spellato talmente apprezzata dagli artisti, che i modelli da essa tratti si diffusero per tutta la città e furono richiesti anche all'estero. Una fusione in bronzo di questa statuetta fu inviata in segno di gemellaggio dall'Accademia Clementina all'Accademia di Pietroburgo, che accolse il dono con grande riconoscenza, ricambiando con una collezione di minerali, marmi e pietre preziose provenienti dalle cave di tutta la Russia.
La competenza acquisita dal Lelli nella scienza anatomica, riconosciuta anche in ambito universitario, gli valse nel 1734 la commissione degli Scorticati del Teatro Anatomico dell'Archiginnasio. Nelle due statue in legno, poste a guisa di cariatidi a reggere il soffitto della cattedra del lettore, egli riprodusse magistralmente tutta la miologia umana, così da rammentare ai frequentatori del Teatro quella parte dell'anatomia, importante soprattutto per la chirurgia, solitamente trascurata nelle Pubbliche Lezioni.
Ercole Lelli fu l'artefice principale ed il diretto responsabile del costituirsi del Museo Anatomico dell'Istituto delle Scienze. Nel 1742, infatti, fu incaricato di ideare e realizzare tale opera, grazie alla stima ed al largo credito di cui godeva presso il pontefice Benedetto XIV, uomo coltissimo che ebbe sempre a cuore il progresso scientifico e il prestigio dell'Istituto bolognese. Il lavoro prevedeva la rappresentazione della miologia e osteologia umana tramite la modellazione in cera di otto statue a figura intera, una trentina di tavole per la rappresentazione dei muscoli isolati, una ventina di tavole osteologiche ed uno scheletro di feto con le cartilagini artefatte. Il Lelli si occupò inoltre dell'allestimento della Camera Anatomica, disegnando degli eleganti armadi a vetri Camera Anatomica adatti ad ospitare i preparati su tavola, ritmicamente scanditi da bacheche dove, collocate su perni girevoli, le statue potevano essere comodamente osservate e studiate da ogni lato.
Nei primi anni di lavoro alla Camera Anatomica egli si avvalse dell'aiuto di Giovanni Manzolini, un artista a cui aveva insegnato i segreti della difficile arte ceroplastica. Questi presto si rivelò fonte di tali polemiche da costringere il Lelli a risolvere il rapporto prematuramente, nonostante l'opera fosse ben lungi dall'essere terminata.
Nel 1747 ad Ercole Lelli fu assegnato un compenso annuo per la carica di Custode ed Ostensore delle Statue e preparati in cera. Questo impegno lo qualificò definitivamente quale principale referente per la Camera Anatomica, non impedendogli tuttavia di coltivare i suoi molteplici interessi.
Artista-artigiano dalle sorprendenti abilità operative, egli si applicò con successo ed entusiasmo ad ogni ambito tecnico e scientifico, conquistando un ruolo sempre più di rilievo all'interno dell'Istituto delle Scienze. Numerose testimonianze di richieste di pareri documentano quanto il suo giudizio fosse tenuto in considerazione, oltre che dai medici, dai maggiori esponenti dell'ambiente scientifico bolognese, quali l'astronomo Eustachio Zanotti, il fisico Gregorio Casali e lo scienziato di storia naturale Gaetano Monti.
Il Lelli fu quindi designato come responsabile dei materiali, donati da Luigi Ferdinando Marsili, custoditi nella Camera dei Torni e degli strumenti di ottica appartenuti al celebre Gioseffo Campana. Utilizzando questi ultimi egli costruì microscopi, cannocchiali e persino un ingegnoso macchinario che permise di maneggiare agevolmente il «telescopio dei centoquaranta palmi» con cui si iniziarono le osservazioni di Saturno.
Nel 1759 fu eletto direttore della Galleria delle Statue, opera anch'essa realizzata per interessamento di Benedetto XIV. Il progetto prevedeva di costituire, a scopo didattico, una raccolta di calchi di gesso tratti dai capolavori di scultura antica e moderna. Il Lelli stesso, recatosi a Roma, si occupò di stilare l'elenco delle statue da copiare, scegliendo le opere che maggiormente avrebbero potuto aiutare i giovani artisti nel loro apprendistato.
Tavole miologiche Il rilievo assunto da Ercole Lelli nelle vicende della Galleria delle Statue e della Camera Anatomica determinò una svolta nella didattica dell'Accademia Clementina in favore delle sue teorie. Egli sosteneva infatti, idee rielaborate ed illustrate dall'amico Francesco Algarotti nel Saggio sopra la pittura (1763), che il corso di studi dei giovani artisti dovesse articolarsi in tre fasi che prevedevano lo studio dell'anatomia, lo studio del nudo ed il confronto con i maestri della scultura di ogni tempo.
Ercole Lelli fu eletto più volte direttore della Scuola del Nudo e non smise di lottare per sottolineare l'importanza dell'anatomia, noncurante dei forti dissensi che tali teorie suscitarono in un ambiente artistico in cui la poetica dominante era ancora fortemente legata alla tradizione. Per agevolare tale studio dedicò gli ultimi anni della sua vita alla stesura del Compendio anatomico per uso delle Arti del Disegno, rimasto manoscritto, cui mise a corredo le cinque tavole miologiche da lui delineate e pubblicate in appendice all'edizione bolognese dell'Esposizione Anatomica del Corpo Umano di W. Winslow.

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Giovanni Manzolini (Bologna 1700-1755)

G. Manzolini Abbracciata l'arte della modellazione anatomica durante il periodo di collaborazione con Ercole Lelli, nella realizzazione delle quattro statue miologiche della Camera Anatomica dell'Istituto delle Scienze, Giovanni Manzolini proseguì tale attività in proprio, grazie al valente ausilio della consorte, Anna Morandi. Sulla scia di una scienza medica non più strettamente ancorata ad un sapere rigido e monolitico, bensì avida di sperimentazioni esatte, sezionò, coadiuvato dalla moglie, innumerevoli cadaveri, per indagare di persona e con precisione estrema la morfologia ed il funzionamento dei vari organi del corpo umano. Nacque così, ad esempio, la serie completa dei cosiddetti "cinque sentimenti" del corpo umano, ripetutamente richiesta dalle accademie di mezza Europa, nella quale ordinatamente e sistematicamente si dimostrava la capillare struttura interna ed esterna degli organi di senso. Durante i suoi studi sull'anatomia dell'orecchio, basati sul fondamentale trattato del Valsalva, fu lo stesso Giovanni Manzolini a fare per primo la scoperta che il sordomutismo non era dovuto a malformazioni riguardanti l'organo della voce, bensì alla sordità congenita: tale scoperta fu dallo stesso pomposamente ed orgogliosamente presentata all'Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna negli anni 1749 e 1751. L'arte medico-anatomica di Giovanni Manzolini si presenta dunque come scienza al servizio della vita e dello studio.
Alla sempre crescente penuria di cadaveri per la dissezione supplirono da allora le eloquenti tavole in cera, mostrate agli studenti per l'analisi dei diversi organi. Il Manzolini si pose al servizio anche della nuova scienza ostetrica, su richiesta dell'illustre medico Giovanni Antonio Galli. Per una migliore qualità della vita e del suo momento forse più importante, quello della nascita, si creò una scuola professionale per levatrici, con numerosi modelli dimostrativi e macchine per l'esercitazione.
Alla sua prematura morte, dovuta, come riportano i cronisti contemporanei, al «temperamento melanconico», ma anche, soprattutto, ai letali effetti della pratica frequente della dissezione, supplirà perlomeno la gloria di una raggiunta autorevolezza in campo medico-scientifico, conquistata nell'umile veste di artefice e di sperimentatore, fama che sarà ereditata da Anna Morandi, destinata a divenire assai più famosa del marito. Risulta assai arduo distinguere nei manufatti il ruolo e l'incidenza dell'operato dei due coniugi che, sino alla morte di Giovanni Manzolini, lavorarono a stretto contatto. I preparati tutt'ora conservati al Museo, materialmente eseguiti da Anna Morandi, fanno probabilmente parte di serie ideate ed elaborate precedentemente con il fondamentale contributo del marito.

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Anna Morandi Manzolini (Bologna 1714-1774)

A. Morandi Anna Morandi studiò disegno e scultura nelle botteghe di Giuseppe Pedretti e Francesco Monti, dove conobbe Giovanni Manzolini che divenne suo marito nel 1740. Fu introdotta all'arte della ceroplastica proprio dal coniuge quando nel 1745, risolto prematuramente il contratto che questi aveva col Lelli per le preparazioni in cera della Camera Anatomica, cominciò a lavorare in casa propria. Anna Morandi, ben conoscendo il carattere melanconico del marito, che spesso malcontento di sé, «perdeva i giorni in vani lamenti invece di proseguire nelle incominciate operazioni», decise di addentrarsi in quest'arte per portare a termine gli impegni da lui presi e salvarne il nome. Ella approfondì gli insegnamenti del marito studiando sui più moderni trattati di anatomia, di cui la loro biblioteca era ben fornita, ed eseguendo delle dissezioni sui cadaveri per poi indagare la funzionalità dei singoli particolari attraverso l'uso del microscopio. Presto fu in grado di plasmare delle opere che evidenziarono un assoluto rigore anatomico e una perfetta conoscenza della moderna anatomia funzionale, materia che iniziava solo allora ad evolversi dalla pura morfologia descrittiva. Divenuta esperta, insegnò ai giovani utilizzando i preparati da lei stessa eseguiti e puntualmente corredati da diligenti descrizioni. Le fonti riportano che fosse un espositrice dotta e ordinata, modesta ma sicura, chiara ed elegante: ad un tempo istruiva e dilettava. La perizia raggiunta, unita allo scalpore suscitato dall'aver intrapreso una professione così inusuale e malagevole per una donna, la rese famosa in tutta Europa. Fu chiamata ad insegnare all'Università di Milano, all'Accademia di Londra e persino l'Imperatrice Caterina II di Russia la invitò affinché si stabilisse alla sua corte. Non vi era viaggiatore illustre che, passando per Bologna, non cogliesse l'occasione per conoscerla personalmente e dialogare con lei di anatomia.
Dopo la scomparsa del marito, avvenuta nel 1755, l'attività di Anna Morandi venne pubblicamente riconosciuta anche nella sua città natale; fu infatti aggregata all'Accademia Clementina e all'Accademia delle Scienze di Bologna e le fu conferita dal Senato una cattedra di Anatomia con la possibilità di dare lezioni sia nel Pubblico Studio dell'Archiginnasio, sia in casa propria. Nel 1769, trovandosi in condizioni disagiate a seguito di una malattia, vendette la sua collezione di preparazioni anatomiche, strumenti e libri al Senatore Girolamo Ranuzzi che le offrì, oltre alle 12.000 lire pattuite, anche un assegno mensile ed un appartamento nel suo palazzo. Dopo la morte della ceroplasta, avvenuta nel 1774, l'Istituto delle Scienze comprò dal Senatore l'intera raccolta che contribuì ad incrementare il prestigio del Museo Anatomico.

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Clemente Susini (Firenze 1754-1814)

C. Susini Clemente Michelangelo Susini fece il suo ingresso ufficiale nell'officina ceroplastica della Specola di Firenze nel 1773, divenendo presto il primo modellatore nell'atelier del maestro Felice Fontana, fondatore della scuola di anatomia plastica fiorentina.
La sua fama si affermò alcuni anni dopo, quando accettò la commissione di Giuseppe II d'Austria che desiderava avere a Vienna una collezione completa di preparati anatomici in cera. L'imperatore, fratello di Leopoldo II Granduca di Toscana, visitò il Museo della Specola nel 1780, rimanendo profondamente colpito dalle cere anatomiche e dall'utilità che esse potevano avere negli studi medici. Il lavoro per la commissione imperiale iniziò nel 1781 presso l'officina approntata nella casa di Felice Fontana, sotto la consulenza scientifica del medico Paolo Mascagni. La collezione, che constava di circa ottocento pezzi, fu ultimata nel 1786. Le fonti annotano con meraviglia e stupore come i preparati valicarono le Alpi a dorso di mulo, oscillando nelle gerle. Alcuni si ruppero poiché il freddo implacabile faceva spezzare la cera come se si trattasse di porcellana. Tra l'ammirazione generale le cere furono esposte allo Josephinum di Vienna, dove si trovano tuttora. Questa impresa di carattere europeo fece sì che il nome del Susini come abile modellatore di diffondesse tra i chirurghi e anatomici, procurandogli numerose commissioni.
Artista di notevole talento e con spiccate capacità organizzative, Susini riuscì a trasformare la pratica artigianale dell'arte ceroplastica in un procedimento capace di riprodurre in infinite varianti i prototipi. In base a questa tecnica particolarissima i prodotti del suo laboratorio furono venduti su larga scala a molte università e musei di città italiane e straniere, tra cui Torino, Pavia, Genova, Pisa, Siena, Perugia, Cagliari, Montpellier, Losanna, il Cairo e Vienna. Anche il Museo di Bologna venne in possesso di preparati del Susini che si potevano reperire, dopo la morte dello stesso ceroplasta, tramite la sua bottega.
La particolarità ed il fascino delle opere del Susini nasceva dalla loro ambigua collocazione tra le categorie dell'arte e della scienza. L'artista, da una parte, si sforzava di rappresentare nel modo più realistico possibile le ultime scoperte della scienza anatomica, indulgendo dall'altra nella ricerca edonistica di una bellezza sensuale e decadente, in piena sintonia con le tendenze protoromantiche del momento. Questa duplicità latente si riconosce nei giudizi dell'epoca: Adolph Murray, professore di Anatomia all'Università di Uppsala, in visita alla Specola nel 1780, elogiò l'esattezza dei preparati del Susini ed allo stesso tempo Antonio Canova, famoso scultore neoclassico, sottolineò il talento artistico del suo operato. Le cere del Susini entusiasmarono sia il chirurgo che l'artista entrando così in una sorta di limen difficilmente scindibile. La stessa vita del ceroplasta fiorentino si divise infatti tra l'officina della Specola e l'Accademia di Belle Arti di Firenze, ove insegnò dal 1799 disegno dal vero con l'incarico di Professore di nudo. Una carriera fortunata quella di Susini che lo portò a lavorare, tra gli altri, per il dottor Francesco Boi, che gli commissionò molti preparati spediti a Cagliari tra il 1803 e il 1805. Il celebre anatomico Paolo Mascagni, studioso del sistema linfatico, gli fece realizzare in cera le numerose scoperte frutto della propria ricerca, e anche il prof. Alessandro Moreschi si rivolse all'artista toscano in un momento di impasse del Gabinetto bolognese.
Nel Museo felsineo è conservato un cospicuo numero di opere del ceroplasta fiorentino. Il primo lotto fu il gruppo di cere della collezione di Lord Cowper, acquistate assieme all'intero apparato scientifico nel 1789 dal Cardinale Gioannetti per l'Istituto delle Scienze. Tra queste arrivò a Bologna la «Statua di donna giacente», detta Venerina, il cui tronco è formato da più parti amovibili raffiguranti gli organi interni, che tanto contribuì alla definizione di un nuovo linguaggio plastico-anatomico. Il secondo gruppo di opere di Susini, costituito dal sistema linfatico e da alcune cere dimostranti l'apparato dell'udito e dell'equilibrio, fu acquistato per Bologna dal prof. Alessandro Moreschi a partire dal 1810.
La differenza tra le cere bolognesi e quelle del Susini consisteva nella struttura portante: le preparazioni bolognesi erano modellate a partire dallo scheletro naturale, mentre il ceroplasta fiorentino utilizzava solamente la cera rinforzata da sostegni in ferro. L'uso di stampi poi, estranei allo stile felsineo, permise una grande diffusione dei preparati con minor dispendio di energie e di tempo.
Dopo la scomparsa di Clemente Susini avvenuta nel 1814, l'officina del Museo della Specola tramite i più valenti allievi del maestro, tra cui Francesco e Carlo Calenzuoli e Luigi Calamai, continuò con minor successo a divulgare le sue opere.

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Giuseppe Astorri (Bologna 1785-1852)

Giuseppe Astorri venne nominato modellatore ufficiale del Gabinetto Anatomico dell'Università di Bologna nel 1816. Il direttore del Gabinetto era allora il prof. Alessandro Moreschi, ma l'Astorri esercitò la sua professione di ceroplasta anche sotto la guida dei successivi direttori: con il prof. Francesco Mondini dal 1824 al 1844 e con il prof. Luigi Calori dal 1844 al 1850, anno in cui ottenne la giubilazione.
Anche i Gabinetti di Anatomia Comparata e Veterinaria, di Ostetricia e di Anatomia Patologica si avvalsero del modellatore. Le prime notizie circa l'operato dell'Astorri per il Gabinetto di Ostetricia risalgono al 1817, anno in cui è ricordata «una preparazione delle parti muliebri». Negli anni successivi realizzò «due tavole con sette figure in cera d'Ermafroditi» che possono essere identificate con quelle attualmente conservate nel nostro Museo, così come altre raffiguranti la vescica e il pene, la placenta e le tre fasi principali della gravidanza. Per il Gabinetto di Anatomia Patologica dimostrò un particolare impegno nella realizzazione di preparazioni volte a rappresentare le malattie della cute. Per il Gabinetto di Anatomia Comparata nei documenti d'archivio sono menzionati una «copia in gesso di mascella fossile di elefante», «un osso ioide di testuggine in cera», una «milza di maiale in cera» ed un «modello in cera di un osteosarcoma nella mascella inferiore di un vitello».
Pur essendo un collaboratore stabile dell'Università Giuseppe Astorri veniva remunerato esclusivamente in base ai pezzi elaborati, previa presentazione della relativa nota di pagamento. Per questo motivo le sue preparazioni sono ben documentate dai registri dei committenti. Nel 1824 i direttori dei Gabinetti richiesero di avere un modellatore stipendiato direttamente dall'Università evitando di dover pagare singolarmente i lavori. Da questo momento l'Astorri viene assunto a stipendio fisso. Nel 1836 egli compilò un dettagliato inventario delle preparazioni anatomiche da lui eseguite per il Gabinetto di Anatomia Comparata, di Anatomia Patologica e di Ostetricia che comprendeva 234 lavori. Un aggiornamento del suddetto inventario venne redatto nel 1838 dal prof. Francesco Mondini, direttore del Gabinetto di Anatomia. In questa occasione il Mondini elogiò la perizia del modellatore sottolineando la grande fatica da questi compiuta nell'eseguire una preparazione alla quale lavorava già da tre anni, specialmente nei giorni festivi, consistente in un «tronco di donna colle ossa naturali, e colle parti molli artificiali in cera, nella quale si dimostrano le origini dei nervi cerebrali, e le loro principali divisioni, il nervo gran simpatico, il vago, il frenico, come pure i plessi costituiti dai nervi spinali, i plessi cioè cervicali, brachiali, crurali, ed ischiatico». La realizzazione di una serie di preparati di tale complessità si inseriva in un vasto progetto, concepito all'inizio dell'Ottocento dal precedente direttore del Gabinetto, che prevedeva l'esecuzione di dieci tronchi umani diversamente anatomizzati, ognuno con annesse quattro diverse tavole, dimostranti i visceri, i vasi sanguigni, linfatici ed i nervi. A questo progetto avevano già lavorato i ceroplasti che si erano susseguiti nella carica di modellatore presso il Gabinetto Anatomico: Giovan Battista Manfredini, Alessandro Barbieri, Pietro Sandri.
Negli anni seguenti Astorri si dedicò alla realizzazione di un intero corpus riguardante la splancnologia lavorando sino al 1849 anno in cui «per l'età avanzata e per acciacchi di salute impotente a proseguire il suo servizio» fece richiesta di giubilazione.

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Altri Ceroplasti

Un'approfondita ricerca archivistica ha permesso di ricostruire l'operato di ceroplasti minori che svolsero la loro attività presso il Gabinetto di Anatomia Umana. Purtroppo, per alcuni di essi, l'attività al Museo bolognese resta documentata solo sulla carta non essendo stato possibile effettuare delle attribuzioni certe.
Primo tra questi, in ordine cronologico, è Giovan Battista Manfredini (Bologna, 1742-1829) che lavorò sotto la direzione del prof. Carlo Mondini sostituendo la defunta Anna Morandi. Egli aveva iniziato la sua attività a Modena presso la Clinica ostetrica, dove sono tutt'oggi conservati 52 suoi modelli, operando altresì sotto la direzione di Antonio Scarpa, professore di Anatomia dell'Ateneo modenese. Passò quindi a Padova ove realizzò 60 modelli per Luigi Calza, titolare della cattedra di Ostetricia. Per il Gabinetto bolognese egli eseguì alcuni preparati dimostranti «il sistema dei visceri, vasi e nervi di grandezza naturale». Queste cere erano parte di un programma poliennale che prevedeva la realizzazione di varie preparazioni di tronchi umani, ognuno dei quali corredato da quattro tavole esplicative.
Il progetto fu continuato da Alessandro Barbieri (Bologna, 1744-1807). Egli aveva iniziato collaborando con il Manfredini nelle preparazioni «delle parti dell'occhio interno ed esterno, della generazione dell'uomo e della donna e di diverse altre tavole di feti» per il dott. Sartori di Mantova. Divenuto modellatore ufficiale del Gabinetto di Ostetricia di Bologna, plasmò in cera un'intera suppellettile ostetrica a sostituzione di quella antica in terracotta e stucco. Per il cosiddetto «Gabinetto dei Parti» progettò la realizzazione di nove statue muliebri in cera ma al suo progetto, giudicato troppo ambizioso, fu preferito quello meno costoso del modellatore Pietro Sandri (Bologna, 1789-?). Quest'ultimo realizzò nel 1815 «una statua di cera con sette serie di pezzi aggiunti per indicare lo stato di gravidanza dal terzo sino al nono mese». Allo stesso ceroplasta fu commissionata una serie di cere raffiguranti l'apparato genitale femminile ma egli, assunto come modellatore all'Università di Padova, portò con sé le «preparazioni delle parti generative femminili» restituendo la somma che gli era stata anticipata dal Gabinetto di Ostetricia di Bologna.
A questi tre ceroplasti, cui non è stato possibile attribuire con certezza alcun manufatto tra quelli conservati al Museo, fece seguito il più famoso Giuseppe Astorri.
Aiutante dell'ormai vecchio Astorri fu Cesare Bettini (Bologna, 1801-1885), che aveva iniziato la sua collaborazione con i Gabinetti universitari come disegnatore e litografo. Nominato modellatore nel 1850 egli lavorò sotto la guida del prof. Luigi Calori, per cui realizzò «L'opera colossale dell'anatomia del cervello» che ancora oggi si può vedere suddivisa in otto grandi tavole.
Oltre ai ceroplasti le fonti ricordano anche i medici incisori che erano soliti realizzare preparati, per lo più a secco, delle parti elaborate nella pratica settoria. Tra essi vi fu Domenico Pantoli nominato incisore nel 1803 e Giovan Battista Quadri nominato nel 1805 che si dedicò alla realizzazione di preparati a secco riguardanti il decorso di alcuni nervi cranici ed eseguì pregevoli iniezioni in cera per il Gabinetto di Anatomia Patologica. Infine Leonida Berti, dissettore dal 1841, cui è attribuibile il preparato in cera che mostra «il cervello accolto del cranio di un uomo di colore», unico preparato firmato e datato.

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